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Yin e Yang. Pressioni ribassiste, ma c’è ancora appetito per il rischio

Yin e Yang. Pressioni ribassiste, ma c’è ancora appetito per il rischio

Yin e Yang, nero e bianco. Giorno e notte. Cielo e terra. Rialzo e ribasso. Nella filosofia cinese, Yin e Yang simboleggiano l’unità-dualità della realtà, forze opposte o contrarie che si alternano, completandosi a vicenda, interconnesse e indipendenti.

Come il giorno e la notte che si alternano, dopo anni di mercati azionari al rialzo, una fase di correzione è naturale. Viceversa, è naturale vedere recuperi su mercati reduci da anni di ribassi, se i dati migliorano, come sta accadendo in Italia o in Grecia. Nell’ultimo mese, i settori che prima erano andati meglio, come il tecnologico, sono quelli che sono andati peggio. L’indice Nasdaq Composite, sceso di oltre l’8.5% nell’ultimo mese, si trova in pari da inizio anno. Viceversa, settori o titoli penalizzati negli ultimi anni hanno dato segni di vitalità. L’indice italiano FTMIB, debole fino a un anno fa, è stato fra i migliori in marzo, con un rialzo che sfiora il 5% da inizio anno. C’era tanto entusiasmo sul Tech, tanti timori sulle elezioni italiane e sui bond che i mercati hanno fatto il contrario.

Il giro di boa del primo trimestre si è chiuso in rosso per le principali Borse mondiali, con S&P500, Eurostoxx50, Nikkei 225, Hang Seng passati in territorio negativo da inizio anno.

Il settore obbligazionario governativo ha beneficiato della turbolenza sull’azionario, con prezzi in salita e rendimenti in calo soprattutto in Europa, complice una battuta d’arresto nei dati dell’Eurozona. I BTP sono saliti di prezzo, con rendimenti scesi dal 2% di un mese fa all’1.78% di oggi sulla scadenza decennale. Il rendimento del Bund decennale è sceso dallo 0.65% di un mese fa allo 0.50%. Anche il decennale USA è sceso di rendimento, passando dal 2.90% di un mese fa al 2.77%.

Il cambio Euro/Dollaro USA ha ritracciato dai massimi di febbraio a 1.2555, oscillando tra 1.2476 e 1.2335 in marzo, fino al minimo di 1.2215 nel mese corrente.

Il tema della guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti, market driver delle ultime sedute, ha fatto oscillare su e giù i mercati, senza gonfiare più che tanto l’indice della paura: operatori all’erta, preoccupati ma non troppo. L’indice di volatilità VIX si è mantenuto tra 13.31 e 26.22 in marzo e oggi oscilla intorno a 20, livelli molto più elevati rispetto a un anno fa, quando il VIX oscillava intorno a 10, ma decisamente più contenuti rispetto a febbraio, dove il VIX ha raggiunto il picco di 50.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

Yin e Yang. Cina e USA. Putin e Trump. Opposti che si attraggono e si respingono. (Di Maio, Salvini, Berlusconi e PD, troppo complicato).

Una guerra commerciale fra le due maggiori economie mondiali, USA e Cina, non è una bella prospettiva. C’è da capire se si tratti di schermaglie, alzate di voce per negoziare più aggressivamente, scenario più probabile, o se la guerra commerciale nasconda invece intenzioni belligeranti. Speriamo di no! Poco per ora è stato messo in atto e ci vorrebbero tra due e sei mesi di tempo per veder attuate le misure protezioniste che Stati Uniti e Cina minacciano di intraprendere. Resta il fatto che gli Stati Uniti hanno il maggior deficit commerciale proprio nei confronti della Cina e la Cina è il maggior detentore al mondo, dopo la Fed, di bond governativi statunitensi per un controvalore di 1.17 trilioni di dollari. Una bella leva di potere nei confronti degli USA.

https://www.reuters.com/article/us-usa-trade-china-treasuries/china-holding-treasuries-keeps-nuclear-option-in-u-s-trade-war-idUSKCN1HB34M

I mercati azionari USA si sono riavvicinati ai minimi di febbraio e hanno chiuso la settimana scorsa in negativo. Viceversa, l’Europa ha chiuso positivamente e si trova su livelli tecnici che separano rimbalzo tecnico da una nuova fase di salita o continuazione della discesa.

Nelle prossime ore sarà importante una reazione forte al rialzo sui mercati americani per scongiurare il rischio di un nuovo sell-off e per dare forza ai mercati di proseguire. Gli operatori guardano i minimi di febbraio come soglia di pericolo e ritorno della volatilità.

Il numero di nuovi occupati negli USA inferiore alle attese nel mese di marzo, 103000 anziché 188000 delle attese, non ha impedito al nuovo governatore della Federal Reserve Jerome Powell di far notare che “la disoccupazione negli USA, calata dal 10% dell’ottobre 2009 al 4.1% attuale, è sui minimi dal 2000, che sono stati creati 17 milioni di nuovi posti di lavoro. Oltre al miglioramento del mercato del lavoro, sono aumentati i redditi, la ricchezza delle famiglie e l’elevata fiducia dei consumatori continua a supportare la spesa dei consumatori che conta per due terzi dell’output economico.”
https://www.federalreserve.gov/newsevents/speech/powell20180406a.htm

Il dollaro USA (oggi a 1.2320) è tornato a indebolirsi a seguito dei dati inferiori alle attese sui nuovi occupati e nonostante Powell abbia ribadito l’intenzione di ridimensionare la politica di stimoli monetari.

Sul cambio Euro/Dollaro, avremo segnali ribassisti sotto 1.2150 con target 1.20-1.1750-1.15, mentre sopra 1.2380 potremmo rivedere i massimi in area 1.2550-1.26-1.28.

Nella settimana corrente, i dati sull’inflazione USA, i verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve e le prime trimestrali americane importanti, da venerdì, potrebbero essere il catalizzatore del movimento. Finché le aziende fanno utili e i tassi restano bassi, i battibecchi tra Stati Uniti e Cina non basteranno a far uscire il toro dall’arena. Viceversa, l’orso potrebbe svegliarsi davvero dal lungo letargo.

Buona settimana a tutti!

Andrea De Gaetano
Senior Analyst
andrea.degaetano@olympia-wealth.com