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Un momento decisivo. Trimestrali Tech, banche centrali, petrolio e geopolitica

Un momento decisivo. Trimestrali Tech, banche centrali, petrolio e geopolitica

Newsletter Mercati e Valute 24 aprile 2018

Alla Casa Bianca, la settimana si apre con la visita di Emmanuel Macron a Donald Trump e si chiuderà con Angela Merkel. Terrorismo, accordi sul clima, dazi e il nucleare iraniano saranno i temi caldi. In apparenza, liberismo contro protezionismo, ma tanti interessi in comune accorceranno le distanze ideologiche. Il patto nucleare con l’Iran coinvolge, oltre agli Stati Uniti, Francia, Germania, Inghilterra, Russia e Cina. Nel 2015, l’allora Presidente USA Obama allentò alcune sanzioni finanziarie contro l’Iran, in cambio di un programma nucleare pacifico da parte di Teheran.

Entro il 12 maggio, Trump, per mantenere in vigore l’accordo, pretende il consenso europeo per una revisione dell’accordo più restrittiva per l’Iran. La sostituzione da parte di Trump del Segretario di Stato USA Rex Tillerson con Mike Pompeo, più duro del predecessore, non promette bene e la posta è alta. L’Iran, sostenitore del regime di Assad in Siria e degli Hezbollah contro Israele, ha minacciato una ripresa delle attività nucleari a velocità molto maggiore di prima, se l’accordo saltasse. D’altra parte, sanzioni internazionali più dure contro l’Iran metterebbero il Paese in grave difficoltà come è accaduto nel 2012-2015. Allora, la produzione petrolifera iraniana si ridusse da circa 3,7 milioni di barili al giorno (stessi livelli di oggi) a circa 2,6 milioni di barili al giorno, con pesanti ripercussioni sull’economia iraniana.
https://www.treasury.gov/resource-center/sanctions/Programs/Pages/iran.aspx

La tensione sullo scacchiere mediorientale, oltre all’espansione economica globale, spiega la recente salita dei prezzi del petrolio, sopra i 69 dollari al barile il crudo.

Economia galoppante e prezzi del petrolio sui livelli massimi dal 2014 hanno risvegliato i timori inflattivi. Il Titolo di Stato decennale USA sta di nuovo provando a rompere al rialzo la soglia del 3% di rendimento.

Tensione geopolitica e bond che tornano interessanti anche sul breve (il 2 anni USA rende quasi il 2.5%) spiegano il perché, nonostante la sfilza di ottime trimestrali negli USA, l’azionario esiti a superare i recenti massimi.

Dopo i confortanti risultati delle banche, che tradizionalmente inaugurano la stagione delle trimestrali USA, Google, ieri sera, ha comunicato risultati positivi dopo quelli già positivi di Netflix. Seguiranno Facebook mercoledì, Amazon e Microsoft giovedì. Sarà l’occasione per riscattarsi del tutto dal sell-off di febbraio o una capitolazione primaverile? Le premesse sono buone, poi vedremo.

Giovedì, durante la notte, sarà l’annuncio sui tassi da parte della Bank of Japan a tenere banco e nel pomeriggio sarà il turno della Banca Centrale Europea.

A seguito del miglioramento dell’economia in Giappone, il Presidente della centrale Kuroda ha già anticipato una prossima marcia indietro dal colossale piano di stimoli monetari finora intrapreso e lo Yen si è rafforzato, con il cambio Dollaro USA /Yen sceso da 113 di gennaio a 104.55 di fine marzo, livello da cui è rimbalzato fino a 109 di oggi.

L’economia europea continua a espandersi, ma procede a marcia ridotta nel mese di aprile, con l’indice PMI Composito della Produzione a 55.2 (55.2 in marzo), PMI della attività Terziarie a 55, PMI della Produzione Manifatturiera nella zona Euro a 55.8 (valore minimo in 17 mesi) e PMI del Manifatturiero a 56 (56.6 a marzo).

Giovedì, il Presidente della BCE Mario Draghi, con l’inflazione europea ancora all’1.3% in marzo e il recente rallentamento economico nell’area Euro, avrà frecce più numerose nella faretra per essere accomodante. https://www.markiteconomics.com/Survey/PressRelease.mvc/fdd65f9c3fc64992aa9946070e680ee5

Come se trimestrali, geopolitica e banche centrali non bastassero, venerdì usciranno anche le prime stime sul prodotto interno lordo americano nel primo trimestre, atteso al passo del 2%.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

Grande incertezza, il mercato si è posizionato su livelli intermedi tra supporti e resistenze, in attesa di prendere una direzione. L’indice S&P500 galleggia in area 2670 punti, l’Euro scambia a 1.22 contro dollaro, il Bund decennale allo 0.63% di rendimento.

Il BTP all’1.76% di rendimento, con spread sui minimi contro Bund, sembra far spallucce alla difficoltà del Paese nel formare un Governo. Non va però dimenticato che oggi in Europa, dopo i Titoli della Grecia, i BTP sono i Titoli di Stato con rendimento più elevato, cosa che spiega, in bene e in male, il perché ci siano degli acquirenti.

Lo spread di rendimento fra Europa e USA, ai massimi da trent’anni, sta creando delle vistose forzature. È vero che l’economia greca sta migliorando, ma fa venire i brividi constatare che i Titoli Greci a due anni, all’1.34%, rendono poco più della metà dei molto più sicuri Titoli USA a due anni, al 2.47%.

Lo spread di rendimento USA-Europa dovrebbe ridursi e gioca a favore di un rafforzamento del dollaro. Perché stare al -0.54% sul due anni Germania, quando sulla stessa scadenza un Titolo USA rende il 2.47%, quasi cinque volte tanto?

L’indebolimento del dollaro è giustificato dalle prospettive di aumento del deficit di bilancio USA, dopo la riforma fiscale voluta da Trump.

Cauti sul mercato azionario, molto diversificati sui bond, guardiamo con favore i Titoli a breve termine USA in ottica tattica e alleggeriamo il posizionamento sulla curva europea che ci pare eccessivamente cara. Eventuali allunghi al rialzo dei prezzi del Bund, con un Draghi accomodante, sarebbero opportunità di vendita.

Le opzioni sul cambio euro/dollaro hanno registrato minimi di volatilità nelle ultime settimane, offrendo opportunità di esporsi a basso costo a un prossimo movimento direzionale (più probabilmente verso area 1.20).

Calma apparente, potremmo essere vicini a un momento decisivo per i mercati.

Buona settimana a tutti!

Andrea De Gaetano
Senior Analyst
andrea.degaetano@olympia-wealth.com