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Presidenziali francesi: Perché i mercati prezzano calma piatta (o quasi)?

Presidenziali francesi: Perché i mercati prezzano calma piatta (o quasi)?

Settimanale Mercati e Valute 21 aprile 2017

Mancano 2 giorni alle elezioni presidenziali francesi e i mercati si apprestano a chiudere la settimana in un clima sostanzialmente disteso.

L’OAT decennale francese, allo 0.90% di rendimento, ricorda più la calma di un giardiniere che scenari da rivoluzione alla Le Pen o alla Mélenchon. Oggi l’OAT rende 9 volte più di un anno fa, ma sempre pochissimo per un decennale. I rendimenti francesi fino alle scadenze a 4 anni sono addirittura ancora negativi, crogiolandosi nel nobilissimo (e sempre più raro) rating tripla A di cui ancora godono.

Grafico rendimento governativi decennali Italia 2.30%, Francia 0.946% e Germania 0.249%

Il BTP decennale italiano, al 2.25%, incurante dell’altissimo rapporto tra debito e prodotto interno lordo al 133%, del rating al limite dell’investment grade e dei possibili “effetti contagio” da elezioni francesi, rende come l’affidabilissimo TNOTE americano.

Il rendimento del Bund, allo 0.24%, mantiene l’andamento che da anni ricorda un encefalogramma piatto, in beffa alla vitalità dell’economia tedesca: sussulti di euforia che non superano l’1% di rendimento, nei momenti migliori, e frequenti tonfi depressivi che ne incollano il rendimento vicino allo zero.

Il Gilt decennale britannico, dopo aver incassato con grande compostezza lo schiaffo della perdita della tripla A da parte dell’agenzia Standard & Poor’s l’anno scorso con Brexit, rende oggi l’1.07%, circa il doppio di un anno fa.

Grafico a un anno CDS (credit default swap) Italia (in verde), Francia (in rosso), Germania (in Blu): il mercato sconta una situazione relativamente tranquilla

I mercati azionari, dopo aver assorbito lo scivolone di settimana scorsa, svettano vicino ai massimi di sempre, sprezzanti dei lanci missilistici della Corea davanti al Mar del Giappone e della MOAB, la super bomba scaricata dagli USA in Afghanistan settimana scorsa.

In questo scenario, i francesi si apprestano alle elezioni del Presidente della Repubblica che sarà in carica per cinque anni. La gara all’Eliseo vede quattro principali candidati che, nei sondaggi, procedono a distanza ravvicinata l’uno dall’altro. Due candidati europeisti, il conservatore François Fillon e il centrista Emmanuel Macron. Due candidati estremisti euroscettici, Marin Le Pen, estrema destra, Jean-Luc Mélenchon, estrema sinistra.

Emmanuel Macron, En Marche, candidato di centro
https://en-marche.fr/

Il favorito è Emmanuel Macron, estraneo alla politica fino al 2014, quando divenne Ministro dell’Economia sotto Hollande. Precedentemente, banker in Rothschild. Candidato di centro, focalizzato sui temi economici è ben visto dalla media e alta borghesia. I suoi cavalli di battaglia: risparmiare 60 miliardi sui budget dello Stato di cui 25 miliardi sulla sola sfera sociale. Ridurre il numero di funzionari (-120.000), abbassare le imposte sulle società dal 33 al 25%, migliorare il potere d’acquisto dei lavoratori (500 euro in più all’anno ai lavoratori con un salario di 2200 euro netti al mese e 100 euro in più al mese per i salari minimi). Esonerare dalla tassa sull’abitazione l’80% dei redditi modesti e della classe media. 50 miliardi di investimenti pubblici su 5 anni. 500 euro ai giovani di 18 per attività culturali.

Il tallone d’Achille di Macron è la mancanza di storia del suo partito, En Marche, fondato nel 2016 e la conseguente scarsa fedeltà dei suoi votanti.
https://storage.googleapis.com/en-marche-fr/COMMUNICATION/Programme-Emmanuel-Macron.pdf

Marine Le Pen, Front National, estrema destra.
http://www.frontnational.com/

Marine Le Pen, estrema destra, è la principale antagonista di Macron. Erede del Front National fondato dal padre Jean-Marie Le Pen nel 1973, ne prende le redini nel 2011. Molto nazionalista e protezionista, Marine vuole “Rimettere la Francia in ordine in 5 anni. Rendere alla Francia la sua sovranità, verso un’Europa delle nazioni indipendenti. Abbassare il numero di deputati a 300 (da 577 di oggi) e dei senatori a 200 contro i 348 di oggi. Creare un referendum di iniziativa popolare (500.000 elettori). Aumentare la sicurezza, riarmare le forze dell’ordine. Applicare la tolleranza zero e finirla col lassismo giudiziario. Ristabilire le frontiere nazionali, uscire da Schengen e dalla NATO”.
https://www.marine2017.fr/2017/02/04/projet-presidentiel-marine-le-pen/

François Fillon, Repubblicano https://www.fillon2017.fr/projet/

François Fillon, repubblicano. Ex primo ministro sotto Nicolas Sarkozy, è diventato a sorpresa in novembre il leader del partito repubblicano di centro-destra superando Alain Juppé. Ammiratore di Margaret Thatcher, 62 anni, cattolico praticante, conservatore sul piano sociale, riformatore sul piano economico. Si appella alla medio-alta borghesia francese, promettendo un ritorno all’età dell’oro, liberalizzando l’economia, alleggerendo la normativa e la fiscalità per le aziende (con l’obiettivo di arrivare al 25% di tassazione) per renderle più competitive.  È un fautore dell’interventismo statale, vuole dare più potere alle forze dell’ordine e limitare l’immigrazione al minimo, riaffermare la “fierezza nazionale” francese.

Ha un’agenda europea d’armonizzazione fiscale e rafforzamento dei poteri di un governo centrale europeo. Vuole ridurre il deficit pubblico, alleggerendo la spesa sociale. Favorevole a una maggiore integrazione europea, è tuttavia protezionista nei confronti di Cina e Stati Uniti.

La popolarità di Fillon ha subito un tracollo dopo lo scandalo di pochi mesi fa sugli stipendi d’oro concessi ai suoi familiari (la pratica di assumere familiari è legale in Francia, ma la dismisura dei salari è stata causa di scandalo).

Jean-Luc Mélenchon, estrema sinistra, https://jlm2017.fr/

Jean Luc Mélenchon, candidato di estrema sinistra, è recentemente salito nei sondaggi. Membro del partito socialista dal 1976, ammiratore di Mitterrand, ma anche di Fidel Castro e Hugo Chavez, quest’anno ha fondato il partito France Insoumise, sinistra radicale. Ha raccolto il consenso degli elettori di sinistra delusi, sorpassando Benoit Hamon, vincitore delle primarie socialiste. Alcuni punti del suo programma: svalutazione dell’euro, ristrutturazione dei debiti pubblici, aumentare il protezionismo, autorizzare la BCE a finanziare direttamente gli Stati. Alzare le tasse sulle eredità e i capitali, mettere fuori legge le stock options, creare un salario massimo tassando i redditi tutto il reddito sopra i 400.000 euro. 6 settimane di vacanza all’anno alzare il salario minimo ridurre l’età pensionabile. Uscire dalla NATO. Accanito oppositore della finanza, è favorevole al controllo dei movimenti dei capitali e delle merci alle frontiere nazionali.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

Sembra che i mercati si siano assuefatti ai continui mutamenti geopolitici e preferiscano attendere il fatto compiuto, verificandone gli effetti, piuttosto che cercare di anticipare gli eventi. Oltre alle consuete riunioni delle banche centrali (BCE il 27 aprile, FED il 3 maggio), sei date catalizzeranno l’attenzione degli investitori da qui a giugno.

Il 23 aprile il primo turno delle presidenziali francesi e il 7 maggio il ballottaggio.

L’11 e 18 giugno le elezioni legislative francesi: dopo l’elezione del presidente della repubblica, ci saranno le elezioni del governo che dovrà guidare la Francia insieme al presidente della repubblica, caratteristica delle repubbliche semipresidenziali (come la Francia). Se governo e presidente dovessero essere di partiti opposti, si avrebbe la cosiddetta cohabitation fenomeno che di solito limita il potere del Presidente.

L’elezione di Trump sta dimostrando come la realizzazione di un programma politico annunciato in campagna elettorale sia tutt’altro che semplice e automatica. Anche nel malaugurato caso di una vittoria di Le Pen o Mélenchon, questi dovrebbero confrontarsi con il governo la cui composizione risulterà chiara solo dopo il 18 giugno, dovendo probabilmente mitigare le loro velleità estremiste.

Il 28 aprile: dopo la debacle del tentativo di riforma dell’Obama Care, Trump ha chiesto un aumento di 33 miliardi di dollari di spesa per difesa, sicurezza e confini (muro col Messico) che dovrà essere approvato dal Congresso. Se i Democratici dovessero imporsi contro un aumento del budget (più ridotto rispetto a quello che verrà discusso in autunno) il governo si troverebbe formalmente senza soldi e dovrebbe ridurre le spese dell’amministrazione con il cosiddetto government shutdown. Se il budget venisse approvato, avrebbe validità fino al 1 ottobre 2017, scadenza dell’anno fiscale USA, e dovrà essere ridiscusso.
http://edition.cnn.com/2017/04/20/politics/government-shutdown-latest/

L’8 giugno le elezioni anticipate in Gran Bretagna richieste dal premier Theresa May nell’intento di farsi legittimare ulteriormente nel condurre la Brexit.

I dati usciti oggi sull’economia europea sono incoraggianti, con il PMI dell’eurozona che ha toccato un nuovo record in sei anni, indicando un forte inizio per il secondo semestre.
https://www.markiteconomics.com/Survey/PressRelease.mvc/9add8f5b779d4619bc969c2173588bca

La Germania ispira un senso di granitica solidità e sicurezza, quella vera, che ne ha fatto una sorta di refugium peccatorum degli investitori. Oltre ai robusti acquisti della BCE, affluiscono sui bund gli acquisti di chi, in preda agli incubi notturni di un ritorno alla lira o al franco francese, sceglie un titolo che, in caso di catastrofi, dovrebbe mantenere il suo valore, o accrescerlo in rapporto agli altri asset. Tutto questo fa premio sulla salute dell’economica tedesca dalla quale ci si potrebbe aspettare un costo del denaro e dei rendimenti sui bond ben più elevati.

In questo contesto, suggeriamo di vendere bund sulla forza. Scaricare o proteggere gli OAT prima delle elezioni, per eventualmente ricomprarli sulla debolezza.

Rimaniamo cauti sui mercati USA, con valutazioni elevate e dividend yield al 2% (inferiore al rendimento del decennale USA), suggerendo di venderli sulla forza.

Siamo invece strategicamente positivi sui mercati azionari europei il cui dividend yield (al 3.5% sull’Eurostoxx) è ben più elevato del rendimento dei governativi. Tatticamente, suggeriamo acquisti sulla debolezza che potrebbe arrivare proprio da qualche sorpresa geopolitica.

Sul cambio Euro/Dollaro USA, manteniamo una view moderatamente rialzista, considerando area 1.0350-1.0450 d’acquisto e area 1.0850-1.10 di vendita.

Dopo questo week-end, l’esito del primo turno delle presidenziali francesi ci darà il polso del malcontento dei francesi che, normalmente piuttosto moderati, in diverse occasioni, Rivoluzione francese, Repubblica di Vichy, Guerra d’Indocina e Guerra d’Algeria, sono stati estremisti.

Paradossalmente, pur augurandoci una scelta moderata e responsabile da parte dei francesi, siamo consapevoli che tale scelta, se non sostenuta da un ampio consenso, potrebbe semplicemente rinviare il problema.

Buon week-end a tutti!

Andrea De Gaetano
Senior Analyst
andrea.degaetano@olympia-wealth.com