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Euro e Italia. Il rallentamento e il confronto

Euro e Italia. Il rallentamento e il confronto

Newsletter Mercati e Valute 21 maggio 2018

Fine anni ’90, scena indimenticabile a bordo di uno yacht di 30 metri. La giovane amica dell’armatrice si lamenta sconsolata: “mio marito lavora già da 5 anni e guadagna 250.000 sterline all’anno. Se continua così, una barca del genere non potremo mai permettercela!”.

L’episodio sopra per spiegare che non conta solo quanto le cose vanno bene ma, concetto caro alla finanza comportamentale, qual è il termine di paragone e se le cose vanno meglio o peggio di prima. Come racconta Taleb nel suo giocati dal caso, se anche si appartiene allo 0.5% dei più fortunati e benestanti al mondo, ma si abita nella zona più ricca di Manhattan, dove si vedono solo i vincitori, è facile provare una sensazione di inadeguatezza, sebbene razionalmente non ce ne sia alcun motivo.

L’economia italiana, come ha fatto notare il Wall Street Journal di giovedì scorso, è oggi il 5.5% più piccola di prima della crisi, l’unico Paese del G7 con un prodotto interno lordo pro capite del 5.4% inferiore a quello del 2001. Stessa cosa diceva il Financial Times: l’Italia è la quarta economia europea per prodotto interno lordo, dopo Germania, Gran Bretagna e Francia. La seconda economia per produzione manifatturiera dopo la Germania. E fin qui tutto bene. Ma è fanalino di coda in Europa per tasso di crescita del prodotto interno lordo, cresciuto al passo dell1.4% su base annua nel primo trimestre 2018, molto meno della media europea, al 2.5%. L’Italia ha un tasso di disoccupazione dell’11.4%, superiore alla media europea, all’8.5%. Se a questo aggiungiamo che il debito pubblico italiano è il maggiore in Europa, circa 2.26 trilioni di euro, si capisce perché gli investitori seguano da vicino le nostre vicende politiche.

Debito degli Stati europei in milioni di Euro, fonte Eurostat
http://ec.europa.eu/eurostat/documents/2995521/8824854/2-24042018-AP-EN.pdf/2e4cce59-7d36-4894-b21e-9f2c14b81630

Le misure di espansione fiscale proposte dai partiti che, a quasi tre mesi dalle elezioni, si accingono a formare il governo sono state interpretate dai mercati come l’anticamera di nuovi contrasti con Bruxelles. La spesa pensionistica e sociale conta per circa il 20% del Pil italiano. La prospettiva di tassazione più leggera e riforma della legge Fornero sulle pensioni fanno intravedere la possibilità di un rapporto deficit/pil più alto, cosa incompatibile con i parametri di Maastricht. Gli economisti che si schierano a favore delle riforme, sostengono che la maggiore capacità di spesa dei consumatori, grazie alla minor pressione fiscale, gioverebbe all’accelerazione del prodotto interno lordo. Speriamo in bene e vedremo.

Operativamente e per concludere

Settimana scorsa, relativa calma sui principali listini mondiali, forte pressione ribassista sull’Italia, con l’indice FTMIB in calo del 2.94% e il rendimento del BTP decennale salito dall’1.87% di lunedì al 2.22% della chiusura di venerdì.  Oggi, complice lo stacco dividendi, l’indice FTMIB è sceso di un altro -1.52% e il rendimento del BTP decennale è salito al 2.40%.  Ma niente paura, dopo la recente correzione il FTMIB è ancora in positivo del 5.67% da inizio anno, tra le migliori Borse in Europa e, nonostante la risalita degli ultimi giorni, i rendimenti sui Titoli governativi italiani sono ancora negativi sulla scadenza a un anno: gli investitori pagano per prestare denaro all’Italia, lo 0.34% sulla scadenza a 1 mese e lo 0.17% sulla scadenza annuale. I CDS a 5 anni sull’Italia, prezzano 124 punti base, nulla di grave (i CDS sulla Grecia quotano 345 punti base).

Grafico giornaliero BTP futures, scadenza giugno, volumi sopra la media nelle ultime sedute

Il cambio Euro/Dollaro USA, già indebolito dai dati macro in rallentamento in Europa, ha accelerato il movimento ribassista fino a 1.1716 di oggi. Il forte apprezzamento del dollaro nelle ultime settimane è una buona opportunità di presa di profitto in vista di un rimbalzo tecnico.

Il crude oil è a ridosso dei 72 dollari al barile, supportato dai consumi robusti e dalla prospettiva di minor produzione da parte dell’Iran e del Venezuela (la cui produzione è già calata dai 2 milioni a 1.5 milioni di barili al giorno nell’ultimo anno).

I rendimenti sui Governativi USA si mantengono sui massimi di periodo, con il decennale al 3.07%, la scadenza annuale al 2.35% e i Treasury Bill a 3 mesi all’1.91%, rendimento oggi equivalente al dividend yield dell’indice azionario S&P500.

I BTP lunghi, con rendimenti superiori al 3.15% sulla scadenza ventennale e superiori al 3.4% sulla scadenza trentennale, iniziano a tornare interessanti, ma non c’è fretta di comprare. Qualche mordi e fuggi in vista di un rimbalzo, ma con stop stretti.

Sul mercato italiano, azionario e obbligazionario, per ora si tratta di una fisiologica correzione, ma i forti volumi, da un lato, e il fatto che gli altri mercati siano ancora positivi, con VIX di nuovo sui minimi, inducono alla cautela.

Come ha detto recentemente il Presidente della BCE Mario Draghi, i mercati possono penalizzare gli Stati che sono percepiti vulnerabili. Non va dimenticato dunque, prima di comprare, che le reazioni degli investitori spesso sono più emotive del dovuto e, se l’Italia iniziasse una spirale discendente finirebbe per trascinare in basso anche gli altri mercati. Come era successo con la Grecia, nonostante le dimensioni molto più ridotte.

Grafico giornaliero BTP 2.80% 20167 “Matusalem”

Buona settimana a tutti.

Andrea De Gaetano
Senior Analyst
andrea.degaetano@olympia-wealth.com