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I redivivi

I redivivi

Il rimbalzo dell’energia rianima Borse e valute dei Paesi Emergenti.

Tutto sembrava perduto. Petrolio in caduta libera. Titoli del settore energetico sull’orlo del fallimento.
Paesi Emergenti in apnea per il calo delle materie prime.Epidemia Zika nell’America Latina. Migranti. Sofferenze bancarie. Borse in profondo rosso. Poi, nel giro di due settimane, complice il rimbalzo dei prezzi del petrolio e l’attesa per la BCE, la percezione degli investitori è improvvisamente mutata. Borse e valute dei Paesi produttori di petrolio, come Russia, Messico, Brasile, sono risorte dalle ceneri, trascinando al rialzo anche le Borse dei Paesi Sviluppati.


Resurrezione di Cristo, Raffaello Sanzio, Museu de Arte de São Paulo, San Paolo del Brasile

Il catalizzatore è stata la possibilità di un congelamento della produzione petrolifera, ipotizzata dall’O.P.E.C., Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio fondata nel 1960 da Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela che oggi conta 13 membri. L’OPEC sta pian piano tornando sui suoi passi. La battaglia contro i produttori USA di Shale Oil, più lunga del previsto, si sta rivelando un boomerang per gli stessi Paesi Arabi che l’hanno iniziata. Grazie all’innovazione tecnologica, i costi di estrazione dello Shale Oil USA sono calati drasticamente, permettendo alle aziende del settore di sopravvivere, nonostante margini ridotti all’osso.
I fallimenti a catena, paventati da alcuni, non si sono verificati e le aziende finite in amministrazione controllata continuano comunque a produrre, per ripagare i debiti.
Perché insistere con la sovraproduzione di petrolio, a costo di indebitarsi sul mercato, staranno pensando gli Arabi? D’altro canto, le aziende produttrici, spaventate dal calo della redditività, hanno ridotto gli investimenti, dismesso impianti d’estrazione, licenziato personale. Le scorte ancora abbondantissime di petrolio e gas naturale hanno iniziato smagrirsi. Tutto ciò ha insinuato il dubbio nella mente degli investitori che le vendite sul settore petrolifero siano state eccessive. Risultato? Nel giro di un paio di settimane
i prezzi del petrolio sono risaliti da 26 dollari al barile alla soglia dei 38 dollari al barile.
Sollievo enorme per tutti i produttori che di colpo han visto gonfiarsi le prospettive di utili e per i Paesi produttori, su cui aleggiava la minaccia di ulteriori downgrade da parte delle agenzie di rating.
Rublo russo, Real brasiliano, Dollaro canadese, Corona norvegese, ma anche Rand Sudafricano e Lira turca hanno avuto uno sprint da centometristi.

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Grafico giornaliero Bloomberg dell’indice Bovespa, Borsa di San Paolo, in Brasile dal 2011 all’8 marzo 2016, in rialzo del 30% da fine gennaio 2016

In Brasile, declassato a “junk”, spazzatura, dall’agenzia di rating Moody’s in febbraio (da Baa3 a Ba2), è bastato intravedere la possibilità di un cambiamento ai vertici politici del Paese per innescare uno dei rally più spettacolari degli ultimi 20 anni sull’indice di Borsa Bovespa, volato del 18% in una settimana e del 30% da fine gennaio, oltre che sul Real, che si è apprezzato di circa il 10% nei confronti di Euro e Dollaro USA dal 29 febbraio a oggi.
L’episodio che ha richiamato l’attenzione internazionale è stato il blitz delle forze dell’ordine nei confronti dell’ex presidente Luiz Ignacio Lula da Silva che è stato trattenuto e interrogato per un giorno dalle autorità brasiliane con riferimento allo scandalo corruzione riguardante la compagnia petrolifera di Stato Petrobras. Gli investitori hanno brindato all’idea che l’inchiesta su Petrobras possa coinvolgere anche Dilma Rousseff, attuale Presidente del Brasile, accelerandone la destituzione. Dilma Rousseff, il Presidente più impopolare della storia, già dal 2015 è invischiata procedure di impeachment, accusata di aver utilizzato denaro di banche pubbliche per coprire buchi di bilancio.
La World Bank stima che l’economia mondiale dovrebbe crescere al 2.9% quest’anno, contro il 2.4% del 2015. La Russia potrebbe scivolare del -0.7%, dopo il calo del 3.8% nel 2015. L’economia del Brasile è vista in contrazione del 2.5%, dopo un calo di circa il 3.7% nel 2015. La Cina dovrebbe marciare al passo del 6.7% nel 2016. Il Sudafrica camminerà alla velocità dell’1.4%, leggermente meglio dell’1.3% dell’anno scorso. L’unica con splendenti prospettive sembra l’India, sostiene la World Bank che prevede un tasso di crescita al 7.8% per l’India nel 2016, contro il 7.3% del 2015.

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Cristo Redentor. Corcovado, Rio de Janeiro. Art Déco, 1931

I credit default swap sul Brasile quotano circa 500 punti base (5%) sulla scadenza decennale, un livello che era stato sfiorato anche dai CDS sull’Italia nel pieno della crisi del 2011.
I Credit Defaul Swap, misurando il costo per assicurarsi contro il default, sono un ottimo “termometro” della percezione del rischio da parte degli investitori.
I credit default swap su Russia (375bps), Sudafrica (400bps) e Turchia (350bps) riflettono meno allarmismo.
Se il Real brasiliano si è apprezzato in pochi giorni di oltre il 10%, con la destrezza di Pelé, il Rublo russo si è apprezzato del 17% da gennaio contro Euro, inesorabile come la steppa. Il Rand Sudfricano è cresciuto del 13%, brillando come l’oro. La Lira turca è salita dell’8% da settembre a oggi, con astuzia bizantina, nonostante la polveriera geopolitica mediorientale.
I mercati scontano tutto in anticipo. Le valute dei paesi produttori di materie prime si sono indebolite a partire dal 2011, seguendo il calo dei prezzi delle stesse materie prime. L’oro aveva toccato i massimi in area 1900 dollari all’oncia nel 2011 per scendere fino in area 1050 nel dicembre 2015. Il timore di un rialzo dei tassi d’interesse negli USA di cui si era iniziato a parlare sempre nel 2011 ha generato deflussi di capitali dai Paesi Emergenti agli USA, sulla falsariga di quanto accaduto negli anni ’90, in coincidenza dei rialzi dei tassi negli Stati Uniti.

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Grafico sx: Brasile. Grafico Bloomberg dei Credit Default Swap. Paragone 2011/2016. Il costo per assicurarsi sul default del Brasile è lievitato dai 200 punti base del 2011 a quasi 500 di oggi.
Grafico dx: Italia Grafico Bloomberg dei Credit Default Swap. Paragone 2011/2016, Il costo per assicurarsi sul default dell’Italia è sceso dai 490 punti base del 2011 a meno di 200 di oggi. 

A oggi, la Federal Reserve ha fatto un solo rialzo dei tassi, dello 0,25%, lasciando il costo del denaro ancora vicino ai minimi storici, allo 0,5%.
Giovedì 10, il Presidente della BCE Mario Draghi è stato molto aggressivo, abbassando di 5 punti base, a zero, il tasso di rifinanziamento principale, tagliando il tasso di deposito di 10 punti base a -0.40% e sforbiciando di 5 punti base, a 0.25%, anche il tasso marginale.
Ha fatto più di quanto il mercato si aspettasse, dimostrando che si può credere al “whatever it takes”! Nuovo programma TLTRO, finanziamenti a lungo termine alle banche e, misura rivoluzionaria, il nuovo programma di acquisti di corporate bond non bancari. Come in Giappone?

Operativamente e per concludere
Il mercato ha reagito dapprima con euforia su misure oltre le attese, con mercati azionari sui massimi ed Euro sui minimi, in area 1,08. Poi, ha considerato il rovescio della medaglia: se la BCE agisce con tale vigore, significa che la situazione è più grave del previsto, come emerge dalle proiezioni dello Staff BCE per l’Area Euro, pubblicate ieri. Le Borse hanno ripiegato, con il Dax in territorio negativo, e l’Euro risalito da 1,08 fino a 1,12 contro Dollaro USA, considerando che dopo il taglio di oggi sarà più difficile tagliare ancora i tassi.

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Grafico mensile Euro/Rand Sudafricano dal 2001 al 10 marzo 2016

In un contesto di tassi vicini allo zero su Euro, Dollaro USA, Sterlina Inglese, Franco Svizzero e Yen Giapponese, gli investimenti in valute diverse dall’Euro, con tassi d’interesse spesso a doppia cifra, diventano più attraenti. Il movimento di oltre 4 figure dell’Euro/Dollaro USA, nella giornata della conferenza BCE, e lo scivolone della Sterlina a inizio anno dimostrano che anche le valute dei Paesi Sviluppati non sono prive di rischi. Sui Paesi Emergenti, almeno il rischio viene remunerato.
Per chi tollera la volatilità, diversificare in un paniere di valute emergenti (Rublo, Lira Turca, Rand Sudafricano e Real brasiliano) con emittenti di alto rating, si sta rivelando una valida strategia.
Sul cambio Euro/Dollaro USA ci manteniamo neutrali in area 1.10. Indicazioni direzionali arriveranno sotto 1.07, o sopra 1.1450.
Sui mercati azionari, le nuove misure della BCE potrebbero sostenere i mercati per qualche settimana, fino a quando si tornerà a guardare ai fondamentali, ancora deboli.
Il concetto dei tassi negativi (pagare per prestar denaro, anziché ricevere un interesse) è un concetto nuovo nella teoria economica che si digerisce con difficoltà!

Buona settimana a tutti!

Andrea De Gaetano
Senior Analyst
andrea.degaetano@olympia-wealth.com