collaborators area
log-in

Errare humanum est, Bund diabolicum

Errare humanum est, Bund diabolicum

I bond emergenti offrono alternative attraenti ai tassi negativi di molte obbligazioni governative emesse in Europa, anche per il potenziale apprezzamento sul fronte valutario.

Giovedì 10 marzo, la Bce ha battuto le attese del mercato, dando prova del “whatever it takes!”. La prospettiva di enorme liquidità in arrivo ha scatenato un’ondata di acquisti impulsivi sul settore obbligazionario europeo, con l’effetto di comprimere ulteriormente i rendimenti ai minimi storici.
I titoli di Stato tedeschi hanno yield negativi fino alle scadenze a 7 anni, e circa dello 0,3% sul decennale, mentre quelli italiani sono in rosso fino ai 2 anni, e spuntano l’1,37% sul decennale. Sul fronte societario, i corporate bond europei a 5 anni hanno rendimenti inferiore all’1%.
L’euforia sui titoli di Stato per l’annuncio della Bce è stata tuttavia inferiore rispetto al 2015, quando fu comunicato l’inizio del quantitative easing (Qe). “Errare è umano, perseverare diabolico”, pensano gli investitori, memori della stangata presa circa un anno fa dal Bund decennale tedesco, dopo l’annuncio del Qe europeo. Allora, l’eccitazione per il nuovo programma della Bce era stata scontata nei prezzi in anticipo, con rendimenti del decennale tedesco scesi allo 0,08%. Dopo il suo annuncio, i rendimenti del decennale tedesco risalirono velocemente fino alla soglia dell’1%, decuplicando dai minimi, a scapito dei prezzi delle obbligazioni, inversamente correlati al rendimento: sarà così anche quest’anno? La Fed, nella riunione del 16 marzo, ha lasciato i tassi d’interesse invariati, facendo intendere che il loro rialzo sarà molto graduale, tanto che i future sui Fed Funds scontano una probabilità inferiore al 50% di un ulteriore aumento dei tassi, da qui a fine anno.
Di conseguenza, il dollaro si è indebolito, con il cambio Eur/Usd di nuovo sopra 1,12.
In questo scenario, dopo anni di rafforzamento del dollaro e il calo di molte valute emergenti, gli Etf su bond di paesi emergenti sono molto interessanti: rendimenti intorno al 5,5%, duration di 5 anni, ed esposizione a un possibile apprezzamento della valuta locale. Per chi, invece, crede nell’ulteriore apprezzamento del dollaro, nonostante abbia già corso molto, ci sono Etf su bond emergenti emessi in Usd.
Negli anni ’90, molte valute emergenti erano legate alla moneta Usa con un cambio fisso, e si svalutarono di colpo, esaurite le riserve valutarie, per sostenere il cambio contro dollaro. Oggi, invece, le valute dei paesi emergenti, libere di fluttuare, sono reduci da una lunga e graduale fase di svalutazione, iniziata già nel 2011, quando la Fed iniziò a parlare di “tapering” e rialzo dei tassi.
Le prospettive espansive della Bce dovrebbero indebolire ulteriormente l’euro, e lo scenario geopolitico dell’Eurozona non è certo privo di rischi. In aggiunta, le materie prime, di cui gli Emerging Markets sono produttori ed esportatori, stanno dando segnali di risveglio, oro e petrolio in primis.
Il maggior rendimento dei bond emergenti, che fa da ammortizzatore alla volatilità, unito a quotazioni delle valute locali sui minimi storici offrono, dunque, un rapporto rischio/rendimento interessante.

Buon fine settimana a tutti!

Andrea De Gaetano
Senior Analyst
andrea.degaetano@olympia-wealth.com