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Da buy the dip a sell the rebound? Il rimbalzo può essere dietro l’angolo, ma non c’è fretta di comprare

Da buy the dip a sell the rebound? Il rimbalzo può essere dietro l’angolo, ma non c’è fretta di comprare

Newsletter Mercati e Valute 29 marzo 2018

La liquidità in eccesso degli ultimi anni ha dato al mercato l’elasticità per assorbire ogni caduta, tanto che il “buy the dip”, comprare sui ribassi, è diventato uno dei mantra più usati dagli investitori.
Il recente tentativo di rimbalzo più debole del solito, dopo il più forte sell-off dal 2016, suggerisce cautela.

L’ottimo dato sul Prodotto Interno Lordo USA, cresciuto più delle attese al passo del 2.9% annualizzato nel quarto trimestre 2017, ha suscitato una reazione tiepida nei mercati. La positività del dato sul PIL è stata offuscata dai dati sulla bilancia commerciale USA peggiori delle attese, con un deficit di 75.4 miliardi di dollari in febbraio. Protezionismo nell’aria, un cattivo dato sulla bilancia commerciale è vissuto con emotività dagli investitori. Nemmeno l’ottimo dato sulle vendite immobiliari negli Stati Uniti è bastato a risollevare le Borse.

Signore del segno il cambio di sentiment sul settore tecnologico. Da solo, giustifica il recente calo delle quotazioni azionarie. I protagonisti del grande rialzo degli ultimi anni, giganti come Alibaba, Amazon, Apple, Facebook, Google, Netflix, Tencent hanno stravinto vendendo libri, telefonini, pubblicità, musica, video a consumatori in ogni parte del globo. La forte stretta alla fiscalità agevolata dei giganti tecnologici che pagano poche tasse e lo spettro del protezionismo fanno presagire una riduzione degli enormi profitti del settore.

Trump nelle ultime ore ha risollevato il tema antitrust su Amazon.

Il tracollo delle cripto-valute, sulle quali i produttori di processori e schede video scommettevano, è stata la prima avvisaglia. Poi, la sfortunata vicenda dell’auto Uber a guida autonoma che domenica scorsa ha investito e ucciso una donna: un pilota umano magari non avrebbe fatto meglio, ma Nvidia, produttore di chip, ha annunciato la sospensione dei test di guida autonoma su strade pubbliche. Infine, catalizzatore del ribasso, l’ondata di scandalo che ha travolto Facebook sulla cattiva gestione dei dati degli utenti.

Settimana scorsa, la Federal Reserve ha alzato i tassi d’interesse, portandoli al target range 1.50%-1.75%, e ha previsto almeno un altro paio di rialzi dei tassi quest’anno.
Dal 2015, la Fed ha alzato i tassi già 6 volte.
https://www.federalreserve.gov/monetarypolicy/openmarket.htm

Il Presidente della Bundesbank Weidmann, probabile prossimo presidente della BCE dopo Draghi, vede un rialzo dei tassi d’interesse in Europa nel 2019.

Nelle ultime settimane i dati macro europei, sebbene positivi, mostrano segni di rallentamento. L’export europeo sta risentendo del vento in faccia dell’euro in rafforzamento.

Gli indici azionari europei e asiatici negli ultimi giorni hanno segnato minimi di prezzo inferiori a quelli del mese di febbraio, segnale di debolezza.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

Il contesto macro resta favorevole, le aziende fanno utili, l’economia cresce e la liquidità resta abbondante, nonostante la riduzione degli stimoli monetari da parte delle banche centrali.

La riforma fiscale USA gioca a favore delle aziende, Trump ha firmato una misura di spesa pubblica da 1.3 trilioni di dollari che rimanda a settembre il problema dello shutdown del governo americano e il riavvicinamento di Cina e USA sul tema del protezionismo nelle ultime ore promette bene.

Il rimbalzo può essere dietro l’angolo, ma maggior prudenza è necessaria.
Il senso di euforica invincibilità di gennaio è sparito.
Il vento delle banche centrali non è più in poppa, sta girando.
Il protezionismo, nonostante le rassicurazioni, resta nell’aria e crea incertezza.
Infine, non va dimenticato, siamo reduci da uno dei rally sull’azionario più lunghi della storia, i prezzi del mercato scontano già le cose buone e sarebbe normale assistere a una correzione più ampia o duratura delle precedenti.

Acquisti sull’azionario nell’ottica di un rimbalzo richiederanno più disciplina negli stop e i rimbalzi saranno opportunità di vendita per chi è rimasto troppo carico.

Sul mercato USA, per chi vuole stare tranquillo, le scadenze brevi sui Titoli di Stato offrono rendimenti superiori all’inflazione e competitivi anche rispetto all’azionario.

In Europa, dove invece i rendimenti sono ancora negativi sui Titoli di Stato a breve termine, la strategia difensiva è più complessa. Più cash, titoli azionari ad alto dividendo coperti da call vendute, opportunità di trading su BTP con scadenze più lunghe.

Dati USA buoni e rallentamento sui dati europei suggeriscono un ritracciamento dell’Euro, verso 1.20. Consideriamo area 1.15-1.18 livelli di acquisto di euro e 1.26-1.29 area di vendita (con importante livello intermedio 1.2050).

Buona Pasqua a tutti!

Andrea De Gaetano
Senior Analyst
andrea.degaetano@olympia-wealth.com