area collaboratori
log-in

2.50%. L’irresistibile tentazione del risk free (e del perché l’azionario patisce il rialzo dei tassi d’interesse)

2.50%. L’irresistibile tentazione del risk free (e del perché l’azionario patisce il rialzo dei tassi d’interesse)

Newsletter Mercati e Valute 6 maggio 2018

Immaginate di scegliere fra le seguenti alternative di portafoglio (prima esaminate entrambe le decisioni, poi scegliete l’opzione preferita).

Decisione 1. Scegliere fra le seguenti:

A. Un guadagno sicuro di 240 $
B. 25% di probabilità di guadagnare 1000$ e 75% di probabilità di guadagnare nulla

Decisione 2. Scegliere fra le seguenti:

C. Una perdita certa di 750$
D. 75% di probabilità di perdere 1000$ e 25% di probabilità di perdere nulla

Dalla ricerca dell’israeliano premio Nobel dell’economia Daniel Kahneman e Amos Tversky (1986, da cui è tratto l’esempio qui sopra) emerge che, nel primo caso, la maggioranza fa una scelta di avversione al rischio a fronte di un guadagno minore ma certo (nella decisione 1, l’84% ha scelto il portafoglio A e il 16% l’opzione B). Nel secondo caso, invece, la maggioranza fa una scelta di rischio, piuttosto che aver la certezza di una perdita (nella decisione 2, l’87% ha scelto il portafoglio D e il 13% il portafoglio C).

Il portafoglio preferito, fanno notare i due autori della ricerca, è dominato da quello scartato.

Che peso avrà l’attitudine psicologica sopra descritta nella scelta fra il rendimento sicuro del 2.5% a scadenza ora offerto dai Titoli di Stato USA a 2 anni e l’incertezza dei rendimenti del mercato azionario americano? Alla chiusura di venerdì, l’indice S&P500 è a -0.38% da inizio anno, dopo un percorso abbastanza avventuroso: i mal di pancia del -11.84% in 7 giorni tra gennaio e febbraio. Il recupero in ottovolante del 10.62% tra il minimo del 9 febbraio e il massimo del 13 marzo. Il colpo di nausea dopo la frenata da -8.85% dal massimo del 13 marzo al minimo del 2 aprile. Il sollievo illusorio del +6.4% dal minimo del 2 aprile al massimo del 18 aprile. La successiva scivolata da -4.5% dal 18 aprile al 3 maggio, giovedì scorso, minimo da cui è iniziato un nuovo tentativo di recupero.

La stagione delle trimestrali volge al termine e la maggior parte delle aziende ha riportato utili sopra le attese, sia negli Stati Uniti che in Europa.

Apple, Amazon, Google e Facebook, in media, hanno visto crescere del 28% i propri ricavi nel primo trimestre rispetto all’anno scorso, rimarcava il Wall Street Journal del primo di maggio, con un buy back record da 100 miliardi di dollari fatto da Apple. Ciò nonostante e dopo il forte recupero di aprile, l’indice Nasdaq 100 dista ancora oltre il 6% dai massimi di marzo.

In Europa, la situazione è diversa. Il 26 aprile la BCE, come da attese, è stata accomodante su più fronti. 1) Tassi d’interesse invariati (a zero sulle operazioni di rifinanziamento principali, allo 0.25% sulle operazioni di rifinanziamento marginale, a -0.40% sui depositi presso la BCE), con l’attesa che rimangano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo. 2) Mantenimento del ritmo di acquisti di attività all’attuale ritmo di 30 miliardi al mese fino alla fine di settembre, o anche oltre se necessario. 3) “L’Eurosistema reinvestirà il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività per un prolungato periodo di tempi dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e in ogni caso finché sarà necessario.”

Draghi resta fiducioso sul raggiungimento del target di inflazione nel medio termine, ma tale obiettivo è condizionato alla continuazione del programma di politica monetaria, ha detto il Presidente della Banca Centrale Europea.

BCE accomodante e inflazione ancora in discesa, all’1.2% nel mese di aprile, hanno spinto i rendimenti dei bond europei e l’Euro verso il basso.

A beneficiarne, oltre ai bond, sono stati i mercati azionari europei con l’Eurostoxx 50 in positivo dell’1.33% da inizio anno e maglia rosa all’indice italiano FTMIB salito dell’11.36% da inizio anno.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

L’Euro è calato di circa il 5% dal massimo del 16 febbraio a 1.2555 al minino di settimana scorsa, a 1.1909. L’Euro più debole aiuterà a importare inflazione in Europa. Viceversa, il dollaro più forte smorzerà le velleità dell’inflazione negli USA, dove in marzo ha toccato il 2.4%, livello superiore al target della FED.

Ciò dovrebbe rallentare la risalita dei rendimenti sui bond americani e, viceversa, far aumentare i rendimenti su quelli europei.

In questo contesto, alleggerimenti sui bond europei ci sembrano opportuni, mentre il 2.5% sui Treasury a 2 anni è una buona alternativa per chi soffre il mal di mare dell’S&P500.

Sul cambio Euro/Dollaro, l’area 1.20 è il primo obiettivo di prezzo (indicato nelle scorse settimane). Il rimbalzo sull’Euro può essere dietro l’angolo, ma non abbiamo fretta di vendere i dollari, visto il forte differenziale di rendimento e di marcia tra USA ed Europa, a favore di dollaro.

Il rialzo dei rendimenti negli Stati Uniti attira investitori che si spostano dai Paesi emergenti verso gli USA, con effetti vistosi sui cambi minori.

Settimana scorsa, per frenare la caduta del peso argentino l’Argentina ha alzato i tassi d’interesse al 40%. Se in Europa, l’inflazione sonnecchia, altrove è fuori controllo.

Utili positivi e l’apparente distensione sul fronte geopolitico (fra le due Coree e fra Cina e USA sul tema della guerra commerciale) potrebbero dar fiato ai mercati azionari ma, in considerazione delle ricerche di Kahneman sulle decisioni degli investitori in condizioni di incertezza, cediamo alla tentazione del 2.5% del Treasury Note e, dopo aver alleggerito bond periferici europei, aumentiamo la liquidità in portafoglio.

Kahneman ha vinto il premio Nobel mettendo a dura prova il presupposto della razionalità umana, prevalente nella teoria economica moderna. I mercati sono tutt’altro che razionali!

Buona settimana a tutti!

Andrea De Gaetano
Senior Analyst
andrea.degaetano@olympia-wealth.com